lunedì 8 aprile 2013

SILVIA BALOSSI


Silvia Balossi ha avuto la fortuna di intraprendere l’arte e lo studio della kora grazie all’incontro, in Gambia nel 2001, con il suo primo maestro di kora, il griot Ebrahima Saho. In seguito studia a Roma presso il maestro e griot Pape Siriman Kanoutè ritorna in Mali per formarsi con la famiglia di Toumani Diabatè e poi in Burkina-Faso con la famiglia dei Kouyatè. Ha l’onore di poter conoscere e lavorare con il famoso attore di Peter Brook , il griot e maestro  Sotigui Kouyatè, il quale trasmette “tecniche per cantare la lingua e parlare la musica”. A Roma è attualmente allieva di Madya Diabatè (http://www.madyadiebate.com/index.php/it/)


I Griot o Djelì(nella lingua mandingo), i cantastorie dell’Africa Occidentale sono i depositari della memoria africana tramandata oralmente di generazione in generazione. Genealogista, storico, narratore di leggende e di racconti, poeta, cantore di lodi, musicista, danzatore, attraverso strumenti tradizionali quali la kora, il griot canta le gesta e le imprese dell’antico Impero del Mali (XIII – XVII sec.), una sorta di Odissea africana, che coinvolge i paesi dell’attuale Mali, Senegal, Gambia, Guinea e Burkina Faso. Depositario della memoria tramandata oralmente di generazione in generazione, è considerato una biblioteca aperta. Si dice che un griot che muore è come una biblioteca che brucia. Il griot stava in testa agli eserciti per poter raccontare i fatti alle generazioni future, come messaggero e consigliere dei re e dei nobili. Deteneva e tutt’ora detiene funzioni sociali importanti per la comunità, quali la celebrazione dei riti di passaggio: battesimi, circoncisioni, matrimoni e funerali. Per la sua funzione di mediatore, nonostante appartenesse ed appartenga alla casta dei più poveri, era ed è ancora molto rispettato dalla comunità. La kora è uno arpa formata da una grande calabasse tagliata a metà, chiusa da uno strato di pelle di mucca ben teso, come fosse un tamburo. Su un lungo palo di legno che attraversa la calabasse ci sono dei “braccialetti” di budella di mucca intrecciate ad ognuno dei quali sono attorcigliate le 21 corde della kora originariamente di budello, oggi in nylon.
Si dice che in origine la kora fosse uno strumento creato e suonato dalle donne, finché un giorno è stato “preso” dagli uomini, portato a corte, modificato, perfezionato e suonato solo dagli uomini. Per tradizione gli uomini suonano e le donne accompagnano cantando. 
Kora    ViolaContraKora

Leggi l’articolo sulla rivista Kuma a cura di Armando Gnisci

vedi il video intervista alla conferenza di Armando Gnisci Itagliani
o il video corto
ascolta l’intervista con Helene Paraskeva a radio Onda Rossa
           
col gruppo ViolainContraKora

foto biblioteca Pigneto con Madya Diebaté

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